Sbandieratori e Tamburi L'Araba Fenice



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isterioso e glorioso, il Santo Graal simboleggia un inafferrabile oggetto del desiderio.

Uno dei primi poeti e trovatore  a menzionare il “Graal” è Chrétien de Troyes ( 1160 1190)–.

 Intorno alla figura del Santo Graal sono nate, nel corso degli anni, numerose leggende che hanno affascinato tutti i popoli della terra in ogni tempo e luogo, stimolando la fantasia di numerosi scrittori e insigni ricercatori.

“Questa pietra o gemma dai poteri straordinari era solitamente riconosciuta come qualcosa di caduto dal cielo, una pietra che si era distaccata dal diadema di Lucifero, quando questi aveva combattuto contro l’arcangelo Michele, nel corso di un epica battaglia celeste………..Secondo una delle tante leggende, il gioiello, il più puro smeraldo che sia mai esistito, venne conservato  per qualche tempo a Tiro, in fenicia, presso il  Tempio di Ercole, prima di passare in possesso alla mitica regina di Saba, che lo aveva poi donato all’amante re Salomone. Dopo, la pietra era  stata tagliata per assumere la sagoma di un calice ed era stata utilizzata da Gesù Cristo nel corso dell’ultima cena, prima che un Giudeo la consegnasse nelle mani di Ponzio Pilato. Questi a sua volta, l’aveva affidata a Giuseppe d’Arimatea, il quale vi aveva raccolto alcune gocce del sangue di Gesù sulla Croce. Questo strabiliante  racconto è tratto dalla  biografia di un nobile genovese , certo Gugliemo Embriaco….. Il Gruppo di Giuseppe con il fratello Bron,( che dventerà in seguito il Re pescatore),  si era spostato in Britannia, portandosi dietro il sacro calice. Qui per oltre quattrocento anni il “ Re Pescatore”, Born,  era sopravvissuto nel castello del Graal, piagato da una inguaribile ferita infertagli da una lancia magica, pare quella di Longino quando trafisse il costato di Gesù sulla croce………Durante la mitica età di Re Artù i Cavalieri della tavola rotonda, voluta da Merlino come “terza tavola”, si erano messi alla ricerca del “sacro calice”. Uno alla volta , tutti quanti approdano  al Castello del Graal del re pescatore, all’interno del quale assistono ad una processione  mistica dove il Graal è portato da una donna, seguita da una giovane che mostra la lancia che apri il costato di Cristo mentre era sulla croce. E’ in questa occasione che Perceval, Galahad,  Galvano, ed altri vedono il sacro calice…………Negli ultimi duecento anni studiosi di ogni genere hanno cercato di spiegare il simbolismo che si nasconde dietro il Graal, in termini di rituale cattolico, liturgia della chiesa ortodossa,culti pagani della vegetazione nel succedersi della vita e della morte, reliquie celtiche legate alla mitologia del grande calderone e della cornucopia. Ma l’incertezza resta…

( Estratto da :   Andrew Collins . Il Graal sulle tracce di una leggenda – Newton & Compton Editori)


Noi della Compagnia Sbandieratori “L’Araba Fenice”, usi a raccontare  miti, storie e gesta epiche di grandi personaggi, siamo rimasti affascinati dalle leggende nate intorno a questo sacro simbolo. Per cui  affondando il valore narrativo nelle variegate chiavi di lettura di ciascuna di esse, abbiamo voluto raccontare il Graal con gli strumenti spettacolari a noi più congeniali : i guochi di bandiere. Così in quattro quadri scenici, interamente articolati sull’uso espressivo e narrativo di giochi coreografici con bandiere,  abbiamo voluto raccontare

  • della lotta celeste fra l’arcangelo Michele e l’arcangelo Lucifero a cui segue,dalla perdita di uno smeraldo dalla corona di Lucifero ,  l’origine del sacro catino

  • della regina di Saba, e del Re di Salomone

  • dell’ l’ultima cena e della crocifissione di Gesù

  • di Giuseppe d’Arimatea, che sotto la croce  col sacro calice raccoglie il sangue grondante dai piedi di Gesù

  • di Merlino , Artu e della ricerca del Santo Graal da parte dei cavalieri della tavola rotonda,

  • di Perceval che  raggiunto il  castello del Re Pescatore assiste alla mistica processione.

 

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