Orlando

che per Amore venne in furore e matto, d’uom, che si saggio era stimato prima

biennio 2010 – 2011

Liberamente tratto dall’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto

I QUADRO Antefatto – Angelica e Medoro 

Cloridano e Medoro cercano sul campo di battaglia il corpo del loro sovrano Dardinello ma vengono sorpresi dai cristiani. Cloridano viene ucciso e Medoro resta gravemente ferito sul campo di battaglia.
Angelica, dopo varie e intricate avventure, sempre corteggiata e inseguita inutilmente dagli uomini più potenti della terra, attraversa il campo di battaglia, s’avvede di Medoro, soldato saraceno gravemente ferito, lo cura e se ne innamora.
Con Medoro, nel bosco, vive una travolgente passione. Lo sposa infine e con lui è felice. Angelica ringrazia il pastore che li ha ospitati facendogli dono dell’anello che gli aveva regalato Orlando.Felici del loro amore volano verso il Catai.

II QUADRO – La pazzia di Orlando

Mentre Orlando sta affrontando in duello il saraceno Mandricardo, il cavallo di quest’ultimo, fugge nella foresta, costringendo Orlando ad inseguirlo per due giorni. Fino a quando giunge in uno splendido spiazzo con fiori, alberi, sui quali vede incisi i nomi di Angelica e Medoro intrecciati insieme.

Orlando si sforza di credere che sia un’altra Angelica, non quella follemente amata da Lui, e che Medoro sia il soprannome attribuito a lui medesimo
Errando,giunge all’entrata di una grotta dove Medoro ha inciso l’epigramma del suo amore per Angelica: scritto in arabo, lingua che Orlando conosce; la legge più volte fino a crollare.
Orlando giunge alla capanna del pastore che aveva ospitato Medoro ferito e Angelica, e anche qui le pareti erano piene di scritte. Il pastore, vedendolo triste, gli narra una bella storia d’amore, quella di Angelica e Medoro. A questo punto non è più possibile tenere lontana la verità e Orlando, raggiunta una parte di bosco solitaria, grida e urla,manifestando il suo dolore.
Tutta la notte cammina nel bosco e all’alba si ritrova all’epigramma di Medoro: sguaina la spada, taglia gli alberi, getta a terra la fonte, fino che, stanco e afflitto, cade sull’erba, dove rimane fermo senza cibo e dormire per 3 giorni. Il quarto giorno, agitato dalla pazzia, si leva l’armatura, e nudo comincia la sua furia distruttrice.

III QUADRO – Astolfo ritrova il senno di orlando sulla luna

Astolfo Amico di Orlando, per restituire il prode paladino alle schiere cristiane, sale al Paradiso terrestre: incontra, san Giovanni Evangelista. Questi gli racconta come il Padreterno, l’avesse punito a causa del suo amore per una pagana privandolo del ben dell’intelletto e lo ha costretto a errare senza vesti e delirante. Astolfo a questo proposito dovrà salire nel mondo della Luna e rintracciarvi il senno di Orlando.

San Giovanni e Astolfo, in una notte di luna, salgono sul carro di fuoco del profeta Elia e raggiungono il pianeta.
Sul suolo lunare, in tante ampolle è conservato il senno di molti uomini, e nella più grande si trova appunto il senno di Orlando. Astolfo ritorna sulla Terra con l’ampolla del senno di Orlando; dopo una dura lotta con Orlando, sempre “furioso”, riesce a sopraffarlo e a catturarlo con l’aiuto di Oliviero e Brandimarte; poi, fattolo trasportare da Dudone fin sulla spiaggia, lo immerge, per liberarlo dal sudiciume di cui è incrostato, nelle onde per ben sette volte; infine gli chiude la bocca con alcune erbe e avvicina alle sue narici l’ampolla: Orlando è costretto ad aspirare e a riassorbire in questo modo il senno.

EPILOGO

Grazie all’intervento prodigioso di Astolfo il paladino Orlando è del tutto rinsavito. Liberato dalla passione amorosa che lo aveva ridotto alla follia gli viene restituita la sua durlindana, torna così far parte nuovamente delle schiere cristiane recuperando totalmente la dignità e la grandezza di prode cavaliere.