Giovanni Nardoni

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Tratto da “Del maneggiar l’insegna – Il maneggio della bandiera nei secoli” del M.ro di Bandiera Giovanni Nardoni da Ascoli Piceno

Ho cercato di comprendere a pieno ogni aspetto della bandiera, per poi sviluppare una realtà spettacolare coniando un vero e proprio “linguaggio narrativo” interamente articolato sull’armonico dialogo fra bandiera e il suo manovratore: l’alfiere.

[…] Proprio da Arezzo è iniziato il mio interesse verso lo sbandieramento. Nel partecipare ai giochi degli antichi sport e della Bandiera del 1967, dove nelle gare di singolo acrobatico e di coppia acrobatica insieme a Luigi Pagliacci, quadagnai il terzo posto, fui avvolto dal caldo abbraccio della policromia dei drappi, fui affascinato dalle variegate forme e fogge delle bandiere, fui suggestionato da quell’incontro internazionale di usi e tradizioni, tutto ciò nel ragazzo appena sedicenne, lasciò traccia indelebile dalla potenza espressiva della bandiera […].

[…] Le esperienze, iniziate nel 1960 come sbandieratore nel sestiere di Porta Romana, della Quintana di Ascoli Piceno, sotto il maestro Danilo Ciampini, e gli istruttori Pino di Teodoro, Franz Ceccarelli e Giuseppe Mari, alla luce delle conoscenze acquisite nell’approfondimento dei contenuti dei manuali citati, mi hanno portato a qualificare, l’aspetto spettacolare delle esibizioni dei gruppi di “Alfieri storici” da me diretti, nelle piazze a corredo di manifestazioni e rievocazioni storiche.
Coniugando tutte queste conoscenze con altre esperienze sportive e teatrali intraprese nel prosieguo della mia vita artistica e professionale, stimolato da grandi maestri del settore che ringrazio profondamente, quali Florido Magrini, Vittorio Dini di Arezzo, Luciano Artusi di Firenze, Danilo Ciampini di Ascoli Piceno, sono riuscito a mantenere viva la scuola “Ascolana” iniziata nel 1957 e quasi del tutto soppressa in Ascoli Piceno, dalla smania delle gare federative della F.I.S.B. – (Federazione Italiana Sbandieratori).
La scuola “Ascolana”, originale nel suo genere, aperta ad un continuo evolversi, molto creativa ed espressiva, rispettosa dei manuali storici, dei valori fondamentali della natura stessa della bandiera, (… il panno in ogni evoluzione, rimane sempre aperto per essere segno, segnale e segnalazione e mai la bandiera tocca a terra, tanto meno viene palleggiata con i piedi a mo di mero strumento di lavoro), dei valori locali e del territorio Piceno, mi ha portato attraverso sperimentazioni varie a riformulare in tempi moderni un codice espressivo del “maneggio della bandiera”. Codice che si rifà alla tradizione della storia dello sbandieramento, contrariamente alla mera deriva tecnico-agonistica che caratterizza la F.I.S.B. e contamina la L.I.S. (Lega Italiana Sbandieratori), sebbene quest’ultima, per quanto a me noto, sia nata per rivalutare gli aspetti storico folcloristici e territoriali della disciplina.
Il lavoro svolto è stato dedicato alla conoscenza del significato plastico di ciascun esercizio, contenuto nei manuali citati.

Ho cercato di comprendere a pieno ogni più intima natura: difesa, offesa, segno, segnalazione, gioco, giubilio o sconfitta, per poi sviluppare una realtà spettacolare coniando un vero e proprio “linguaggio narrativo” interamente articolato sull’armonico dialogo fra bandiera e il suo manovratore: l’alfiere.
Questo fraseggio plastico, estetico e coreografico, mi ha permesso di generare una nuova grammatica espressiva per raccontare storie, miti, leggende e favole moderne, soprattutto mi ha permesso di trasmettere con la “bandiera” ed i suoi simboli, in maniera chiara ed inequivocabile, le grandi e perenni lotte che da sempre si agitano nell’animo umano: gioia-dolore, bene-male, pace-guerra, odio-amore.

 

Questo nuovo linguaggio di giochi di bandiere, è stata la base strutturale sulla quale: la Compagnia Sbandieratori “L’Araba Fenice” di Corinaldo, ha potuto allestire azioni spettacolari di tipo meramente storico e scenico-teatrale, articolati interamente sull’uso espressivo e narrativo di giochi coreografici di bandiere quali.
Ma soprattutto, ho potuto inserire il maneggio della bandiera nelle attività scolastiche con ragazzi delle scuole elementari e medie, e nei piani clinico-medici di tipo riabilitativo, realizzando un dialogo sulla “espressività corporea e motoria” di elevata utilità.

Sventolando la bandiera ogni interlocutore ha mosso in maniera armonica il proprio corpo organizzando in maniera creativa i segmenti motori, giungendo alla eliminazione della seriale ripetitività, noiosa monotona e stancante. Creando sequenze di movimenti con bandiere, ogni interlocutore ha creato un universale modo di dialogare. Per comunicare, ha dilatato, armonizzandosi al panno-bandiera il fantastico e ha abbattuto le contratture mentali e culturali, soprattutto ha saputo materializzare sensazioni a volte inesprimibili.

(Relazione tecnica fine corso di animazione con giochi di bandiere).

Per quanto esposto e per tantissimi altri motivi sono fermamente convinto che “il maneggiar l’insegna” è molto pià importante di una mera disciplina sportiva, che lo ridurrebbe solo ad un arido strumento di lavoro, troppo riduttivo rispetto ad un’ampiezza spettacolare ed espressiva che invece esso ha nella sua più intima natura.

Per questa sua grande versatilità, mi sento di paragonare “il maneggiar l’insegna” ad una vera e propria “arte”, più specificatamente all’arte della “danza”, dove la plasticità del corpo in perfetta assonanza con il rispeto e la libertà del panno, segno e simbolo, trasmettono intense vibrazioni emotive riconoscibili e identificabili, tant’è che il rigido codice di segnalazione militare è diventato attraverso i secoli fino ai giorni nostri, un vero e proprio spettacolo di comunicazione di emozioni e sensazioni umane. Soprattutto il dialogo all’unisono di bandiera e sbandieratore permette ad ognuno di raccontare raccontandosi.

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